Cora prende il volo con Bertrand Piccard

 

 

 

Bertrand Piccard

Battere a macchina due righe per motivare l'incontro di domani mattina. Scrivere, riscrivere, ricomporre quelle 4 frasi. Molti i pensieri e le emozioni che sgorgano; troppo poche o troppo povere le parole per esprimerli tutti

Notte agitata, sonno interrotto parecchie volte, in piedi ancora prima del richiamo della sveglia per paura di non arrivare in tempo all'appuntamento delle 7.30 di questo lunedì 8 maggio 2000.

Dopo una colazione veloce, Toshio, Peter ed io prendiamo posto nell'auto del nonno, che è venuto per accompagnarci all'areoporto di Lodrino. L'aria fresca e umida che ci accoglie appena scesi dalla macchina è sintomo di un'altra giornata uggiosa. Sembra di essere in autunno, anziché a primavera inoltrata. Per contro, l'atmosfera che si respira nei dintorni della pista dell'areoporto militare è festosa. Tutti, compresa la sessantina di alunni delle scuole elementari del comune, sono in attesa di un ospite illustre.

Qualcuno, in mezzo alla folla schiamazzante, mi tocca delicatamente un braccio e mi dice con voce pacata: "Je suis là!". Nonno Luigi, che è un grande fisionomista l'aveva riconosciuto ancor prima che si avvicinasse a noi. Ed ora Bertrand Piccard, sì proprio lui il grande aerostiere che si è affidato alla natura, alla forza dei venti, per portare a termine l’ultima grande avventura, è qui accanto a me.

Mi concede qualche attimo del suo tempo e il grande onore e l’emozione di parlargli interpretando magari anche il pensiero degli altri ciechi, che come me si affidano pure alla natura (al cane-guida), ma per affrontare al meglio la vita segnata dall'handicap visivo.

In 5 minuti di dialogo ripercorriamo insieme le fasi salienti del suo viaggio in mongolfiera. L'ansia prima della partenza, la tensione al momento di staccarsi dal suolo, la relativa tranquillità dei primi giorni di navigazione, la paura di non farcela durante l'attraversata dell'oceano, la speranza e la voglia di riuscirci degli ultimi giorni ed infine, dopo l'atterraggio nel deserto egiziano, l'indescrivibile gioia per aver vinto la sfida soprattutto con se stesso.

L'impresa portata a termine da Bertrand Piccard e da Brian Johns è senza dubbio straordinaria. Eppure, parlandone con lui mi accorgo che le emozioni che ha provato durante le tre settimane passate a bordo dell'Orbiter, le rivivo anch'io e come me tutti gli altri detentori di cani-guida, quando sfidiamo quotidianamente il traffico cittadino, i vari cantieri stradali o quando ci avviamo verso una meta nuova.

Grazie al nostro fedele accompagnatore a quattro zampe però non ci sentiamo mai soli. Lui rimane sempre al nostro fianco; insieme riusciamo a superare anche il temporale più violento e a ritrovare il vento giusto, che ci porterà alla vittoria. E così farà sicuramente anche Cora, il cane-guida di peluche che ora è nelle braccia di Bertrand Piccard. Se pur soltanto simbolicamente, nei momenti buii e più difficili della sua vita lo aiuterà a ritrovare il sole e la strada giusta da percorrere. Buon viaggio a tutti e due.

                                        

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