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I futuri accompagnatori a quattro zampe per ciechi a 10-12 settimane dalla nascita, vengono affidati a delle famiglie che si occuperanno di allevarli fino all'età di un anno e mezzo circa. Trascorso questo periodo, per la famiglia giunge il momento di separarsi dal cane, che fa ritorno alla scuola per essere addestrato come guida per ciechi.

L'istruzione dura in media dai 6 ai 9 mesi ed è basata sul gioco e sulla ricompensa mediante carezze e complimenti. Prima di essere affidato ad un cieco, il cane viene esaminato da un esperto dell'Assicurazione Invalidità, il quale si accerta che l'animale sappia eseguire alla perfezione la trentina di comandi necessari per il lavoro di guida. Il cieco riceve il cane gratuitamente. L'assicurazione Invalidità si assume infatti tutte le spese necessarie per la formazione di questi accompagnatori. Il cieco può inoltre contare sull'assistenza costante (in caso di cambiamento di domicilio, di malattia o incidente del cane, ecc.) da parte della Scuola.
Quando il cane va in pensione, il cieco riceve un altro cane-guida, ma può
tuttavia tenere con sè anche il vecchio amico. Se non ne ha la possibilità la
Scuola si impegna a trovargli una famiglia con cui può vivere gli ultimi tempi
della sua laboriosa vita in un ambiente sereno ed affettuoso.

Nel 1997 è stata costituita in Ticino l'Associazione Amici del cane-guida che si occupa prevalentemente di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla realtà legata a questi cani, di produrre materiale informativo in italiano riguardante questo tema, di reperire nuove famiglie affidatarie disposte ad ospitare per circa un anno e mezzo un cucciolo destinato a diventare cane-guida e di creare una rete di dog-sitting in grado di accudire un cane nel caso in cui il detentore cieco o la famiglia affidataria siano, per qualche giorno, impossibilitati a farlo. Chiunque può far parte dell’associazione come socio attivo ed offrire la propria collaborazione personale come meglio crede, secondo le proprie capacità e possibilità.
Grazie
al suo accompagnatore a quattro
zampe, il disabile della vista è in grado di spostarsi autonomamente,
mantenendo un ritmo di marcia costante e senza “dare troppo nell’occhio”.
Per un cane addestrato come guida per ciechi, la bardatura bianca, con le
strisce catarifrangenti e l’impugnatura rigida è il segnale inconfondibile,
che il suo padrone ORA ha bisogno del suo AIUTO. Da adesso in avanti gli viene
richiesta la massima concentrazione. Per permettergli di svolgere al meglio
questo suo delicato e prezioso lavoro è importantissimo che le persone che lo
incontrano si attengano alle seguenti regole di comportamento:
1.
Evitare di distrarre il caneguida fermandosi e fissandolo, parlandogli,
accarezzandolo o dandogli da mangiare.
2.
Alla vista di un caneguida “Bardato”, i padroni degli altri cani sono
vivamente pregati di prendere subito il loro beniamino al guinzaglio, in modo
che il cieco ed il suo accompagnatore possano proseguire indisturbati il loro
cammino.
3.
Quando una persona cieca ed il suo caneguida vogliono attraversare la
strada, dare loro sempre la precedenza; il modo migliore per farlo è quello di
fermarsi, aprire il finestrino e comunicare loro che possono passare.
4.
Quando ci si ritrova incolonnati nel traffico cittadino ricordarsi di
lasciare le strisce pedonali interamente libere, perché altrimenti il cane
potrebbe infastidirsi a causa dei troppi gas di scarico respirati.
5.
Visto che il caneguida non
è in grado di interpretare i colori degli impianti semaforici, il suo detentore
vi sarà riconoscente se lo informate che il semaforo è diventato verde e che
quindi si può attraversare.
6.
Quando si parcheggia la propria vettura sul marciapiede assicurarsi che
ci sia ancora sufficientemente spazio per passare; così che il cieco ed il suo
caneguida non siano costretti ad invadere il campo stradale per evitare
l’ostacolo.
7.
Alla fermata degli autobus comunicare al cieco il numero o la direzione
del bus in arrivo.
8.
Nel caso di mezzi di trasporto pubblici con la chiusura automatizzata
delle porte, tenere premuto il bottone, in modo che il cieco ed il suo cane
possano salire o scendere in tutta tranquillità.
9.
Alla stazione aiutare il cieco a trovare il binario desiderato.
10.
In ristoranti o mezzi di trasporto sovraffollati indicare al cieco un
posto libero a sedere.
11.
Nei grandi magazzini o in ristoranti servisol aiutare il cieco nei suoi
acquisti.
12.
Siccome per la persona cieca è molto difficile rinunciare al prezioso
aiuto datole dal suo accompagnatore a quattro zampe è importantissimo
autorizzare l’accesso ad entrambe, anche laddove normalmente vige il divieto
per i cani.
13.
Quando ci si accorge che il caneguida ed il suo detentore si trovano in
difficoltà, la miglior cosa da fare e rivolgersi direttamente al cieco
offrendogli il proprio aiuto, parlandogli e non strattonandolo senza mezzi
termini per un braccio o afferrando il suo cane.
14.
I disabili della vista sono riconoscenti per le attenzioni ed il riguardo
che le altre persone hanno nei loro confronti. Spesso a loro fa piacere
conversare con il prossimo, tuttavia in genere non parlano volentieri del loro
handicap.
STRESS E PAURA – Botti e spari
Flavia Moretti – Comportamentista e Istruttore canino
Durante i periodi di Capodanno, Carnevale e Primo Agosto i botti diventano una sgradevole realtà per molti proprietari di cani. Realtà che, oltretutto, viene diluita su più giorni poiché il fenomeno viene spesso anticipato e non si arresta che qualche giorno dopo.
Durante questi periodi ho conosciuto persone – molte – che si organizzano per rifugiarsi in luoghi poco frequentati, più tranquilli dove le manifestazioni si presentano in modo più sporadico, oppure si precipitano dal Veterinario per ottenere la prescrizione di un medicamento "che tranquillizzi il cane". Si infittiscono anche i passaparola tra proprietari: prova con i ferormoni, chiudi anche le imposte, accendi il televisore, l’impianto stereo e alza il volume…
La paura per i botti è molto comune fra i cani e purtroppo causa un grado di stress piuttosto marcato. Per alcuni addirittura non si estingue con il cessare del fenomeno, ma si prolunga nel tempo – anche per giorni – con il rischio che venga associata a rumori o situazioni presenti al verificarsi del fenomeno (ad esempio se fosse una giornata ventosa il cane potrebbe in seguito manifestare paura durante tutte le giornate con presenza di vento etc.).
La paura è un fenomeno che fa parte delle emozioni ed è provocata da stimoli interni o esterni. Per un essere vivente qualsiasi esperienza – specialmente quelle che si rivolgono verso l’esterno – sono suscettibili di cariche emotive positive o negative, sgradevoli. Le emozioni non si scelgono: si percepiscono e si subiscono. A un livello più profondo le emozioni sono in correlazione con i bisogni psichici fondamentali, quali nel caso specifico, il bisogno di sicurezza (fisica e psichica).
Ci sono poche paure innate: la maggior parte sono acquisite. Per questo è molto importante che il cucciolo resti con la mamma e i fratelli fino almeno alla decima settimana: infatti fra la ottava e la decima settimana si instaura il "sentimento o impronta della paura". Le esperienze traumatiche o che producono paura che si verificano durante questo periodo restano impresse per sempre nella psiche del cucciolo. Non dimentichiamo che ciò che succede dalla nascita possiamo dire e fino a circa la sedicesima settimana – periodo sensibile - resta impresso in modo indelebile nella mente del soggetto. Ma se la mamma è equilibrata insegnerà al cucciolo a superare – ovvero ad adattarsi – ai vari episodi/momenti che possono portare una situazione di non equilibrio, di non sicurezza, infondendo in pratica fiducia in se.
Non dimentichiamo anche che il cane è provvisto di un udito molto raffinato e in grado di captare toni acustici differenziati: Pavlov ha dimostrato che il cane è in grado di percepire e distinguere due note che siano diverse di solo un’ottava di tono ! Per questo motivo il nostro cane è in grado di riconoscere – ad esempio – il rumore del motore dell’auto del padrone. Il contesto del suono è molto importante perché è il contesto nel quale si verifica che determina la risposta del cane in termini di qualità e quantità.
La paura d’altro canto è un atteggiamento difensivo primario: infatti, se intensa, fa scattare immediatamente una reazione precisa da parte della sezione cerebrale più antica, quella che presiede alla sopravvivenza. Ma questo comporta come conseguenza la chiusura della parte diciamo raziocinante. Insomma si verifica un comportamento che comunemente definiamo "perdere la testa, non capire più nulla". Le reazioni in un cane – poiché non può fuggire e quindi evitare la situazione – sono di grande scompenso dove si riscontrano le seguenti modalità che compaiono sia insieme sia isolate: vigilanza estrema, irrequietezza (corre da una parte all’altra), vocalizzazioni (uggiola, abbaia), minzione e defecazione involontarie, aumento dell’attaccamento (quando si è spaventati si cerca giustamente di stare con le persone conosciute, care. Succede anche agli esseri umani), attività dislocate (ovvero quelle attività considerate istintive ma messe in atto fuori dal contesto corretto, messe in atto dall’animale solo per abbassare il livello di tensione/stress tipo leccamenti, scavare buche), irrigidimento muscolare, salivazione abbondante, battito cardiaco più rapido.
Purtroppo questo tipo di paura non si estingue ma anzi si rafforza sempre più perché l’esperienza è così spiacevole che funziona essa stessa da stimolo incondizionato per le volte successive. Diventa quindi una fobia vera e propria.
Il padrone a volte pensa di porre fine alle paure applicando il sistema di mostrare al cane "che non c’è nulla da temere" ovvero forzando il cane a rimanere esposto alla situazione temuta fino alla scomparsa delle risposte fisiologiche della paura (flooding): è un metodo assolutamente non solo non efficace ma che rischia di far nascere nel soggetto delle paure più forti in quanto la situazione già spiacevole di per se viene subito associata alla costrizione da parte del padrone.
La metodologia più auspicata per rendere quanto meno la situazione più gestibile è quella di portare il cane ad un grado di rilassamento tale che gli permetta di sopportare, accettare quanto meno, l’evento sgradevole. Buona norma è quindi tenere il cane in casa – insomma insieme al resto del "branco" – e mostrarsi molto tranquilli, mantenendo un atteggiamento di distacco rispetto all’evento, evitando di coccolare il cane perché questo rafforzerebbe la paura in quanto approvazione di ciò che sente in quel momento. L’atteggiamento del padrone è come sempre molto importante e funge da punto di riferimento per il cane. Si può anche far ricorso a massaggi rilassanti. Esistono anche dei CD con la riproduzione dei suoni in questione: bisognerebbe sottoporre il soggetto allo stimolo spiacevole prima ad un volume bassissimo – e con il tempo gradualmente sempre più forte in modo da ottenere una desensibilizzazione.
Sono tutti tentativi per aiutare il nostro cane a superare un momento di difficoltà nella speranza che ad un certo punto l’evento possa essere – se non gradito – perlomeno tollerato.